La classificazione dei processi e la piramide di Anthony

La classificazione dei processi e la piramide di Anthony

Secondo lo studioso Anthony (U.P. Anthony, Planning and Control Systems, Harward, Cambridge 1965), la vita di un’azienda dipende da tre fattori principali:

  • dalla definizione degli obiettivi strategici dell’azienda: quali sono i prodotti o servizi su cui l’azienda punta di più per la propria crescita, quale è il mercato su cui l’azienda vuole affermarsi, etc.;
  • dalla traduzione degli obiettivi strategici nell’organizzazione e nella gestione dell’azienda: come sarà organizzata la produzione dei beni o l’erogazione dei servizi, quali saranno le norme di promozione dei prodotti o servizi, etc.;
  • dall’attuazione degli obiettivi: la produzione dei beni, l’erogazione dei servizi, etc.

Pertanto, i processi di un’azienda, se concorrono all’attuazione di uno dei tre aspetti precedenti, possono essere suddivisi in tre classi fondamentali. Infatti, la seguente classificazione, come si può vedere anche nella figura, rappresenta la cosidetta piramide di Anthony in un contesto o ambiente aziendale:

  • processi direzionali, se concorrono alla definizione degli obiettivi strategici;
  • processi gestionali, se concorrono alla traduzione degli obiettivi in criteri di gestione ed effettuano il controllo del raggiungimento di tali obiettivi;
  • processi operativi, se concorrono all’attuazione degli obiettivi.
La piramide di Anthony
La piramide di Anthony

In altre parole la piramide di Anthony, rappresenta la suddivisione dei processi in direzionali, gestionali e operativi che può essere ulteriormente caratterizzata dal tipo di decisioni che vengono prese all’interno di essi. Infatti, secondo Keen e Morton (P.G.W. Keen, M.S. Scott Morton, Decision Support Systems. An Organizational Perspective, Addison-Wesley 1978), le decisioni che vengono prese in un’azienda possono essere suddivise in tre tipi anch’essi fondamenti:

  • decisioni strutturate, in cui le regole per decidere sono completamente determinate: basta conoscere tutte le variabili di interesse ed applicare ad esse tali regole per derivare meccanicamente l’esito della decisione;
  • decisioni semi-strutturate, in cui alcune regole per decidere sono determinate, ma l’intervento umano creativo è necessario per stabilire l’esito finale;
  • decisioni non-strutturate, in cui non esistono criteri generali per decidere, ma l’intero processo è affidato all’esperienza ed alla creatività del decisore.

Non esiste una corrispondenza rigida fra i tre tipi di decisione ed i tre livelli di processi aziendali introdotti nel paragrafo precedente, in quanto a ciascun livello si possono trovare decisioni con diversi gradi di strutturazione; tuttavia, a livello operativo la stragrande maggioranza delle decisioni è di tipo strutturato. a livello gestionale le decisioni sono prevalentemente semi-strutturate e a livello direzionale tipicamente non strutturate.

La figura fornisce un esempio di processo decisionale per ciascun livello (operativo, gestionale, direzionale) e per ciascun tipo di decisione (strutturata, semi e non strutturata).

Livello dei processi e tipologia di decisioni
Livello dei processi e tipologia di decisioni

 

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