Sistemi ERP e la base informativa in azienda

Sistemi ERP e la base informativa in azienda

Questi software, anche se la definizione è un po’ riduttiva, si propongono di risolvere il problema della frammentazione della base informativa aziendale. Tradizionalmente, la tecnologia dei sistemi informativi aziendali non era senz’altro caratterizzata dal requisito dell’adattabilità: era richiesto l’impiego di appositi specialisti che avessero il compito di programmare i computer per far sì che eseguissero determinati compiti. Lo sviluppo degli applicativi avveniva in modo incrementale, cioè venivano implementate soluzioni ad hoc per ogni sottosistema via via che se ne presentava l’esigenza, senza nessuna soluzione di continuità e con tutte le difficoltà del caso.

Facendo ricorso ad una metafora, si può idealizzare questa generazione di sistemi come un arcipelago: ogni singolo applicativo è rappresentato da un’isola che, per poter comunicare con le altre, ha bisogno di strumenti appropriati chiamati interfacce. Ognuna di queste viene quindi simbolicamente individuata come una sorta di ponte che permette il collegamento e la comunicazione tra le varie isole. La difficoltà sta proprio nel trovare il modo più efficiente per far dialogare le varie soluzioni. Un simile approccio, che per molto tempo ha rappresentato la sola alternativa praticabile allo sviluppo dei sistemi informativi, non ha tardato a mostrare alcune evidenti lacune di carattere strutturale. In primo luogo la genesi disordinata  di  questi  applicativi  faceva  sì  che  informazioni  uguali  venissero disperse tra le varie componenti generando così la presenza di dati ridondanti e informazioni duplicate. Secondariamente, la possibilità di integrare i diversi sottosistemi incontrava notevoli limiti, sia per quanto riguardava il problema della loro interconnessione, sia per il fatto che il loro numero poteva aumentare a dismisura, generando così difficoltà  “fisiche” per la loro gestione.

Da ultimo, ma non per questo meno importante, il sistema risultava enormemente irrigidito dal fatto che i tempi di aggiornamento e di riallineamento necessari  non erano adeguati alle esigenze di reattività che un sistema impresa richiede.  Per ogni singolo “add-on” era necessario un lungo intervento da parte di specialisti informatici che consentisse di creare un “ponte” tra le varie “isole” facenti parte l’ “arcipelago”. La risposta a tali inconvenienti giunse negli anni ’80 dai cosiddetti “sistemi ad integrazione di ciclo”, sviluppatisi originariamente nell’area della produzione, che più di ogni altra risentiva delle lacune in termini  di prontezza e reattività proprie dei sistemi tradizionali. In questa luce possono interpretarsi le prime versioni di CIM (Computer Integrated Manufacturing): i sistemi CRP (Capacity Requirement Planning), i sistemi MRP (Material Requirement Planning) ed MRP II (Manufacturing Resource Planning). Tratto comune di tutte queste soluzioni applicative è la realizzazione di un concetto di integrazione che supera la semplice nozione    di coordinamento tra parti distinte, tipica dei software precedentemente in uso. In tali sistemi l’integrazione viene declinata sia sul versante tecnologico, in quanto si attua la connessione tra diverse applicazioni automatizzate con i relativi problemi di comunicazione e di interfaccia, sia sul versante sistemico, in quanto si richiede il collegamento tra attività funzionalmente e organizzativamente distinte, con le  conseguenti esigenze di armonizzazione dei criteri generali di disegno e gestione della catena logistico-produttiva83. Le lacune che caratterizzavano questo tipo di sistemi provocarono lo spostamento del mercato dal tradizionale approccio per prodotto/servizio ad un più efficace approccio per soluzione. Si parla, in questo caso, dei sistemi informativi gestionali integrati, dei quali fanno parte i sistemi ERP. In essi l’integrazione dei sistemi diviene nativa, nel senso che la soluzione applicativa nasce già integrata sotto il profilo sia dell’architettura informatica che della struttura logica. Facendo ricorso alla precedente metafora, l’azienda non è più idealizzata come un’arcipelago, ma come una sorta di “puzzle”, i cui singoli pezzi si incastrano perfettamente tra di loro.

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