Standard per favorire l’interoperabilità tra applicazioni sanitarie

Standard per favorire l’interoperabilità tra applicazioni sanitarie

Il problema principale imposto da questa nuova comunicazione strutturata, tramite un intermediario automatizzato, è l’interoperabilità tra applicazioni sanitarie eterogenee. Infatti tutte le applicazioni sanitarie coinvolte devono essere in grado di dialogare tra loro, e di gestire l’informazione in modo appropriato.

Grazie agli standard telematici di uso generale è oggi possibile trasmettere dati in modo sicuro da un calcolatore all’altro e mostrarli all’utente destinatario in modo comprensibile.

Tuttavia occorre organizzare i dati in modo molto dettagliato se devono essere importati “automaticamente” nella cartella clinica ricevente. Questo è oggi possibile solo in casi particolari, come le prescrizioni di farmaci o gli ordini e/o i risultati di laboratorio.

Infatti le organizzazioni che si occupano di standard per l’informatica medica (HL7, CEN,  ISO) hanno predisposto specifici messaggi-tipo che indicano quali campi (e con quale contenuto) debbano essere trasmessi tra calcolatori in queste situazioni particolari.

La standardizzazione in Informatica medica è oggetto di una serie di iniziative a livello mondiale e europeo; tali iniziative sono state originate in diversi ambienti accademici,  industriali e amministrativi (medico-clinico, epidemiologico, informatico, bioingegneristico, economico-gestionale) e recentemente si è vista una ricerca di coordinamento e di integrazione tra le varie iniziative.

Questo settore racchiude oggi le problematiche di rappresentazione, elaborazione, trasmissione di dati sanitari (ammissione e dimissione di un paziente, dati di laboratorio, prenotazioni), inclusi modelli di dati, i protocolli di trasmissione e i sistemi di codifica.

Cooperazione applicazioni sanitarie e operatori sanitari

La totale interoperabilità semantica tra sistemi è un presupposto per l’integrazione completa tra le cartelle cliniche elettroniche locali, ma non è necessaria se non occorre importare i dati da un sistema all’altro.

Per molti compiti, è oggi sufficiente un livello base di standard, non specifici per la sanità,   che permette a chi riceve le informazioni di visualizzarle adeguatamente e di effettuare delle elaborazioni limitate. Gli attuali standard telematici di uso generale permettono infatti ad un operatore sanitario di leggere l’informazione clinica contenuta nei sistemi più disparati, se questa è rappresentata e trasmessa ad esempio tramite un file .pdf o come pagine Web, in HTML o XML.

Si noti tuttavia che anche XML non è sufficiente a permettere di interpretare i dati clinici, se non esiste un preventivo accordo tra le parti sul dizionario dei dati clinici adottato.

L’evoluzione negli ultimi 15 anni ha prodotto un secondo livello di standard, specifici per l’informatica sanitaria, che permettono una integrazione più forte tra applicazioni, in cui l’applicazione ricevente sia in grado di interpretare o importare dati strutturati. In questi standard i nomi dei campi (e ora le etichette XML) sono basate, nel caso di dati clinici, su alcune classi molto generali (es. “paziente”, “osservazione”, “procedura”, “apparecchiatura”) o su alcuni contesti molto specifici (es. prescrizioni di farmaci, ordini di laboratorio).

Per garantire invece una collaborazione stretta tra operatori sanitari che agiscono sullo stesso paziente, occorre un terzo livello di accordi, con altri meccanismi ancora più flessibili e sofisticati, in grado di definire lo specifico set di dati clinici necessario in ogni particolare contesto clinico-operativo.

Esistono quindi tre livelli di standardizzazione e di accordi tra le parti.

L’approccio corrente alla standardizzazione in HL7 e CEN/TC251 (RIM, CDA, revisione di ENV 13606) prevede di separare, oltre agli standard di base non sanitari:

  • da una parte gli standard “strutturali” (indipendenti dal contenuto clinico dettagliato) approvati dagli enti normatori, per elaborazione e importazione dei dati strutturati.
  • dall’altra la definizione del loro contenuto clinico dettagliato, che verrà gestita e registrata sotto la responsabilità di organizzazioni esterne, secondo procedure stabilite dagli enti normatori, per facilitare la collaborazione tra operatori sanitari in contesti clinici.

I tre livelli per la collaborazione

In sintesi, si può dire che, si stanno creando tre livelli di “accordi” o standard all’interno della sanità:

  1. il primo livello (visualizzazione ed elaborazioni limitate) è dato dagli standard informatici aspecifici (primi 6 livelli ISO-OSI) che permettono l’interoperabilità di base tra le applicazioni;
  2. il secondo livello (elaborazione e importazione dei dati strutturati) è dato dagli standard specifici per la sanità approvati dagli enti normatori (livello 7 ISO-OSI), che permettono la cooperazione applicativa specifica tra le applicazioni sanitarie;
  3. il terzo livello (collaborazione tra operatori sanitari in contesti clinici specifici) sarà dato dagli standard clinici sui contenuti, definiti e mantenuti da organizzazioni esterne agli enti normatori, che permettano agli operatori sanitari di svolgere compiti in collaborazione tra loro attraverso il supporto

I data set clinici del terzo livello corrispondono parzialmente ad alcuni tipi di Templates in HL7 e di Archetypes in OpenEHR. Essi vengono sviluppati e mantenuti da organizzazioni esterne (soprattutto da agenzie istituzionali e società medico-scientifiche) secondo proprie procedure di qualità, e dovrebbero poi essere memorizzati in un registro secondo le regole fornite dagli enti normatori.

Il registro deve fornire le definizioni dei data set e garantirne la relativa stabilità, ma non può assumere la responsabilità sul contenuto, che rimane sotto il controllo delle organizzazioni esterne.

Ogni data set clinico è rivolto a una particolare comunità di utenti in contesti predefiniti, previsti dalle organizzazioni esterne che sono responsabili del data set stesso.

I progettisti di applicazioni potranno fare riferimento ai data set registrati (una specie di “soft standards”) per facilitare la cooperazione tra applicazioni sanitarie e operatori sanitari.

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