Il successo di Internet e delle applicazioni web

Il successo di Internet e delle applicazioni web

Negli ultimi anni Internet ha subito una notevole crescita, a dir poco esponenziale, parallelamente allo sviluppo della tecnologia e alla diffusione dei mezzi di comunicazione a larga banda. Conseguentemente sono nati nuovi servizi usufruibili mediante il web ma anche la mole delle informazioni è aumentata a dismisura.

Per di più le Intranet e le VPN (Virtual Private Network) sono diventate i mezzi di comunicazione standard all’interno delle piccole, medie e grandi aziende.Con il diffondersi della tecnologia si sono aperti orizzonti del tutto nuovi nell’ambiente software, oltre che in quello hardware.

Il successo di Internet e delle applicazioni web

Dai primi modem analogici si è passati progressivamente alle schede di rete digitali con attacchi bipolari (ISDN, ADSL) e fibra ottica, raggiungendo velocità dell’ordine dei Megabit e Gigabit al secondo (è in fase di sviluppo il Terabit al secondo).
Anche i sistemi operativi si sono evoluti. Essi, infatti, hanno via via incorporato, nelle diverse versioni che si sono susseguite, processi e protocolli riguardanti la gestione dei collegamenti tramite la rete (locale e/o Internet) di pari passo alla standardizzazione di un nuovo protocollo e alla nascita di un nuovo servizio usufruibile tramite web.
Un qualcosa di analogo si è avuto nelle applicazioni software. L’intento iniziale dei padri di Internet (inizialmente denominata ARPANET) era quello di permettere la condivisione di informazioni tra elaboratori (main-frame) lontani. Successivamente, data la lentezza nelle elaborazioni, si è pensato di distribuire il carico computazionale tra diversi elaboratori così da ottenere dei risultati nel minor tempo possibile. Cominciava a nascere l’idea e si cominciavano a definire le basi della futura elaborazione distribuita.

I primi software che cominciarono a trattare l’elaborazione distribuita si basavano su architetture proprietarie, implementavano, cioè, protocolli proprietari di più alto livello che si appoggiavano a quelli standard (HTTP e SMTP) per l’inoltro delle informazioni. Ne conseguiva che ad applicazioni diverse era preclusa la possibilità di scambio dati, a meno che non appartenessero alla medesima software house.
Con l’avvento delle RFC (Request For Comment) a cura dell’IETF (Internet Engineering Task Force) e con l’ausilio della standardizzazione dei linguaggi di programmazione che circolavano su Internet promossa dal World Wide Web Consortium (W3C), si è posto una pietra miliare nella giungla che stava per nascere.
Nacquero, così, linguaggi standard (o aperti, non proprietari) come il ben noto HTML, i CSS, JavaScript e il più recente XML nelle sue diverse forme.
Si poté finalmente creare del software in grado di comprendere tali linguaggi e compiere le opportune operazioni: dal lato client i famosissimi web browser, mentre dal lato server i cosiddetti web server.
Arriviamo così ai nostri giorni, in cui le applicazioni web sono andate man mano soppiantando tutti quegli applicativi (chiusi e proprietari) il cui funzionamento precludeva l’utilizzo di un’architettura basata su delle “semplici” request e response http (architettura aperta e libera).
Di pari passo le richieste di ridurre il time-to-market – il tempo, cioè, che intercorre tra lo sviluppo e la commercializzazione – di un’applicazione web si sono fatte sempre più stringenti. I primi ad essere consapevoli di questo immane cambiamento sono stati gli sviluppatori di siti di commercio elettronico.
Per di più Internet è entrata nelle case di ognuno di noi indistintamente, proprio come è avvenuto in passato per la radio e la televisione. Data la sua vasta popolarità e data la disponibilità di software libero, infatti, chiunque di noi potrebbe crearsi un sito web sia per gioco, sia per lavoro che per tanti altri motivi. Insomma, Internet è diventata una vera e propria miniera d’oro piena di tantissime richezze.

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