Definizione e differenza tra Growth Hacking e Growth Hacker nel marketing

Definizione e differenza tra Growth Hacking e Growth Hacker nel marketing

L’espressione Growth Hacking, diffusasi in tutto il mondo con estrema velocità, è diventata una delle parole più comuni nella Silicon Valley e negli ambienti startup. Il Growth Hacking è quindi sostanzialmente un nuovo modo di concepire il marketing e le strategie d’impresa. Da sempre il marketing è associato per lo più ad azioni di comunicazione, promozione e vendita del prodotto o servizio, inclusa ovviamente l’analisi del mercato. L’evoluzione tecnologica ed il cambiamento dell’ambiente economico in cui nascono nuovi prodotti e nuove aziende hanno tuttavia messo in discussione questa classica definizione. Il Growth Hacking infatti, integra lo sviluppo classico del prodotto e le funzioni di marketing in un unico processo dove il fine è la crescita, la diffusione virale. In questo caso il prodotto e la sua percezione da parte dei potenziali clienti è al centro del processo di crescita e viene modificato e ridefinito moltissime volte, per il suo intero ciclo di vita fino a quando non soddisfi pienamente e completamente il consumatore. La vitalità deve essere intrinseca al cuore del prodotto. Poi, una volta che il prodotto sarà realmente pronto per il mercato, verrà rilanciato al pubblico di riferimento tramite le più classiche tecniche pubblicitarie.

Definizione e differenza tra Growth Hacking e Growth Hacker nel marketing

Un growth hacker non ha bisogno di essere né un esperto di codici informatici, né un esperto di mercato, ma deve possedere conoscenze di entrambi. Non solo, deve avere conoscenze, seppur basiche, di tutte le aree aziendali e del prodotto stesso per comunicare con tutte nella maniera migliore possibile, in vista dello sviluppo. Ancora, secondo Ginn, tutti i growth hacker condividono tra loro tre caratteristiche principali: ottime capacità di analisi dei dati, grande creatività e spiccata curiosità. Il growth hacker usa i dati per creare le strategie, ideare i test, per analizzare i risultati e interpretarne i contenuti. Mentre il marketing tradizionale è solito definire una grande campagna senza a volte capirne realmente i risultati, il ROI di uno sforzo pubblicitario complesso, il growth hacker può basare i suoi piani su strumenti che permettono la tracciabilità dei risultati. Per lui qualsiasi decisione è guidata dai dati. Un growth hacker deve saper risolvere i problemi in modo creativo e deve avere le capacità di uscire dagli schemi, deve cioè avere la creatività necessaria per vedere il messaggio che sta dietro ai dati e trovare la strada migliore per risolvere le questioni connesse. Infine, egli deve chiedersi perché gli utenti abbiano deciso di essere utenti, perché le prospettive non si siano realizzate e perché un prodotto cresca velocemente mentre un altro no. Si deve chiedere come siano l’esperienza degli utenti e le conversazioni in rete, ed è curioso riguardo a cosa ci sia al di là della semplice raccolta di dati. Mentre il marketing tradizionale prima studia il mercato e poi lancia il prodotto, il Growth Hackig inizialmente sviluppa il prodotto e poi lo testa all’interno del mercato.
Infine, essendo che la strategia e le pratiche tecniche cambiano costantemente, bisogna stare al passo: questo è il motto base del Growth Hacking. Il modo migliore per comprendere che cos’è il Growth Hacking è comprendere proprio il suo contesto, il mondo delle startup.

Pubblicato da Vito Lavecchia

Lavecchia Vito Ingegnere Informatico (Politecnico di Bari) Email: [email protected] Sito Web: www.vitolavecchia.altervista.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *