Che cos’è, come funziona e le fasi del processo del Lean Startup

Che cos’è, come funziona e le fasi del processo del Lean Startup

Il metodo Lean Startup

Il processo di Growth Hacking si fonda sulla base di una metodologia molto famosa nel mondo startup, chiamata Lean Startup.
La visione principale su cui si basa la metodologia Lean Startup è quella di sviluppare prodotti o servizi di tipo innovativo. Secondo questa visone l’innovazione deve essere efficiente, quindi non basta creare soltanto qualcosa di nuovo e innovativo, ma si deve cercare di sviluppare un prodotto che soddisfi il reale bisogno degli utenti. Tutto ciò che non corrisponde a un reale bisogno di mercato deve essere considerato come uno spreco. L’obiettivo finale, quindi, è quello di aumentare l’efficienza di un processo produttivo, riducendo o eliminando qualsiasi tipo di spreco.

L’ideatore di questa metodologia, Eric Ries, per raggiungere questo obiettivo, propone un ciclo di apprendimento lean chiamato ciclo build-measure-learn (costruire-misurare-apprendere).
Il ciclo inizia con lo sviluppo di un prodotto che nasce da un’idea iniziale. Dopo aver sviluppato, nel minor tempo possibile, un MVP (Minimum Viable Product), cioè un prodotto minimo che porta un valore, si alimenta un flusso continuo di feedback facendo leva sugli utenti. Dopo di che si consultano i dati estratti dai feedback ricevuti e si valuta se l’idea di partenza risulta valida oppure no. In seguito, il ciclo riparte con nuovi esperimenti bastati su nuove ipotesi. In questo modo si ottiene un apprendimento convalidato che aiuta a sviluppare prodotti che interessano realmente al mercato. Inoltre, la velocità del ciclo diventa un dato molto importante, perché, diminuendo il tempo di apprendimento, aumenta la probabilità di superare i proprio concorrenti ed avere più successo.

Il Growth Hacking viene considerato un processo di tipo Lean, perché segue la stessa corrente di pensiero, ovvero quella dell’approccio scientifico basato sui dati. Il metodo Lean si occupa di applicarlo sul prodotto, invece il processo di Growth Hacking lo applica per la parte di marketing.

L’utilizzo di un processo di Growh Hacking che si fonda su questo tipo di pensiero lean è fondamentale, perché consente di imparare dagli errori per poi crescere. Ad esempio, se un esperimento non genera i risultati aspettati, è da considerare come un fallimento, ma applicando questo tipo di approccio, dal fallimento è possibile acquisire nuove informazioni utili per migliorare gli esperimenti futuri. La soluzione ottimale, seguendo questo processo, è raggiungibile attraverso i micro cambiamenti che vengono effettuati in ogni ciclo.

Che cos'è, come funziona e le fasi del processo del Lean Startup

Le fasi del processo

Sulla base di quanto appena detto e quindi tenendo in considerazione che il Growth Hacking si basa su un processo di tipo lean, è possibile analizzare il processo di Growth Hacking.

Il processo di Growth Hacking, come è possibile osservare dall’immagine, si divide in sei fasi distinte.

1. Brainstorming

La fase di Brainstorming è uno step molto importante durante il quale bisogna generare più idee possibili senza scartarle e dare giudizi. È fondamentatale coinvolgere tutto il team dallo sviluppo, al design e al marketing. Le idee generate possono riguardare test di vario tipo, ad esempio l’inserimento di nuove funzionalità nel prodotto, test su nuove landing page, test su nuovi tipi di target. Alla fine di questa fase le idee generate da tutti i componenti del team vanno salvate all’interno di un database specifico per le idee. Effettuando una ricerca, quello più utilizzato risulta essere il backlog, un semplice foglio di lavoro che serve per salvare le idee e le relative informazioni aggiuntive

2. Prioritize

Finita la fase di generazione idee, prima di passare a quella di test, bisogna valutare tutte le idee presenti all’interno del backlog per selezionarne una da portare avanti. Per dare priorità a un’idea ogni membro del team dà un voto a ognuno di essa. Per dare un ponteggio alle idee ci sono diversi sistemi. Quello che sarà analizzato si chiama modello I.C.E, un acronico che sta per Impact, Confidence, Ease.

  1. Impact: questo parametro riguarda l’impatto delle idee, per esempio una domanda da porsi durante la valutazione di questo parametro potrebbe essere: che impatto può avare questa idea nel caso funzioni?
  2. Confidence: riguarda la riuscita delle idee e le domande da porsi potrebbero essere:
    quanto siamo sicuri di farcela? Quante probabilità ci sono che l’idea abbia successo?
  3. Ease: quest’ultimo parametro riguarda la fattibilità delle idee, se si tratta di un’idea facile o difficile da realizzare. Una possibile domanda da porsi sarebbe: In termini di tempo, risorse, lavoro e difficoltà, quanto è facile realizzare questa idea?

3. Test

Una volta scelta l’idea da testare si passa al testing. Come è stato già spiegato, il Growth Hacking vede il marketing come degli esperimenti. In questa fase si concretizzano tali esperimenti e per realizzarli si utilizza un documento che è composto da tante informazioni riguardanti l’esperimento in questione.

Le informazioni da riportare sono le seguenti:

  • Nome del test: è importante dare un nome al test per riconoscere in futuro i test che sono stati lanciati.
  • Durata del test: ogni esperimento ha una durata precisa, di solito una o due settimane massimo. Esperimenti con durata troppo lunga non sono molto performanti, perché è sempre meglio raccogliere dati nel più breve tempo.
  • Ipotesi di partenza: riguarda l’idea scelta esplicitata sotto forma di ipotesi. Ad esempio: “Crediamo che cambiare la landing page porterebbe più iscritti al servizio”.
  • Test: si descrive la modalità di svolgimento e di realizzazione dell’esperimento. Ad esempio: “Verranno create due nuove leanding page e si effettuerà un A/B test”.
  • Metriche: si selezionano delle metriche da tenere come riferimento, nel caso degli esempi precedenti le metriche potrebbero essere i nuovi iscritti arrivati dalla landing page.
  • Risultatati: si verificano i risultati ottenuti confrontandoli con quelli attesi. In questo è possibile determinare il successo o il fallimento di un esperimento. Ad esempio, se il risultato atteso era acquisire più utenti attraverso l’utilizzo di una nuova landing page, se la nuova landing page converte più di quella vecchia, vuol dire che l’esperimento ha avuto successo.

4. Implement

Una volta che è stato delineato l’exeperiment doc, inserendo tutte le informazioni appena elencate, si passa alla fase di implementazione dell’esperimento. In questa fase il test da fare viene suddiviso in tanti task e ognuno di questi viene assegnato alle risorse competenti. È importante che i tempi di consegna vengano rispettati e che in fase di esecuzione vada tutto come previsto.

5. Analyze

Una volta terminato il test, bisogna passare all’analisi dei dati ottenuti alla fine dell’esperimento. Prima di confrontare i dati, si deve verificare che i dati non siano distorti, per esempio se durante il test è stato cambiato qualcosa sul prodotto può darsi che i dati ottenuti possano essere stati influenzati da questo evento. Una volta verificato che i dati non sono distorti, si confrontano con le aspettative riportate sul experiment doc.

6. Systemice

Questa fase segna la fine dell’esperimento dove si deve decidere il risultato finale dell’esperimento, se si è rilevato un successo o un fallimento. Se l’esperimento risulta un successo, allora significa che può essere integrato nei processi aziendali e può essere riproposto in altre situazioni.

Pubblicato da Vito Lavecchia

Lavecchia Vito Ingegnere Informatico (Politecnico di Bari) Email: [email protected] Sito Web: www.vitolavecchia.altervista.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *